Prenderli a sassate potrebbe essere nostro diritto

October 23, 2008 at 3:52 pm 1 comment

Sono veramente incazzato. Dopo proteste, occupazioni e quant’altro finalmente i tg si sono decisi a parlare del movimento che sta cercando di far abrogare la legge 133/08. E alle proteste vengono dedicati ampi spazi… ma questo non rende meno manipolata l’informazione!!

Punto primo. Il maestro unico è uno dei tanti provvedimenti che si discutono ma la protesta degli atenei riguarda altro. La Gelmini (con i suoi comunicati assurdi) e i suoi media vogliono far credere alla gente che noi contestiamo il decreto sulla scuola perché siamo disinformati, frettolosi e confusi. NO. Noi contestiamo il decreto che il governo, all’inizio di agosto, ha silenziosamente trasformato in legge, tacendo – insieme a giornali e tg – sulle assemblee e proteste che già allora si erano avute. Non protestiamo contro il maestro unico e le altre – pessime – modifiche apportate al sistema scolastico, pur restando solidali e orgogliosamente incazzati anche per quelle. La nostra protesta, decisa e ferma, è contro la privatizzazione degli atenei e la riduzione del turn over. Per chi ancora non lo sapesse, la nuova legge prevede che ogni università possa, a sua discrezione, diventare fondazione privata. In realtà, tagliando fondi ben più che ingenti, la privatizzazione sarà una scelta praticamente obbligata per i più. Cosa vuol dire privatizzare gli atenei? In primo luogo un aumento esorbitante delle tasse. Molti studenti poco abbienti, nella mia università, non pagano nulla. La retta annua è calcolata in base al reddito complessivo dell’anno precedente. Godono di quel diritto allo studio per cui altri, prima di noi, si sono strenuamente battuti. La nuova legge prevede, in poche parole, che questi studenti (che tali cesserebbero d’essere) non abbiano più diritto a un riscatto sociale: cosa che, ovviamente, può avvenire solo attraverso la cultura. Non basta: privatizzare un servizio come l’università significa consegnarla in mano a fondazioni private il cui unico interesse per la cultura consisterà nell’usarla a proprio vantaggio. Decideranno loro cosa e come potremo sapere. Ancor più che nella sfasciatissima università di oggi, ci manipoleranno, ci useranno come pedine del loro enorme gioco capitalista, decideranno cosa nasconderci e cosa no, inventeranno il sapere. Decideranno in che direzione mandare la ricerca: saranno loro – e non gli uomini di scienza – a decidere su cosa continuare a ricercare e quali (magari importantissime) ricerche abbandonare. I dati da rendere pubblici e quelli da nascondere. E quale azienda privata, nella mia regione, se non la più potente organizzazione criminosa a scopo di lucro esistente oggi al mondo? Le università finirebbero in mano alle mafie; la mia università – che non prende neanche un centesimo da enti privati – finirebbe in mano alla ‘ndrangheta. Davvero questo vogliamo? Ultimo punto, la riduzione del turn over. Per dirla in parole povere, per ogni pensionato l’università assume un nuovo (si presume) giovane in cerca di lavoro; con la nuova legge dovranno pensionarsi in cinque prima che possa entrarne uno. La conseguenza sarà un’università di vecchi. Una cultura che non va avanti. Un po’ come accade alla classe politica. E ovviamente meno posti di lavoro.
Siamo contro queste cose. Non vogliamo la società classista che loro vogliono imporci. Non vogliamo un paese dove studiano solo i figli di papà, non vogliamo questa élite per cui lavorano da anni e che finalmente stanno riuscendo a creare.

Punto secondo. Giornalisti di merda. Vi decidete a spiegare agli italiani in cosa consiste questa legge? Gli studenti che protestano passano per una massa informe di gente che crea scompiglio e confusione. I telespettatori sono confusi, non sanno di cosa si sta discutendo. Vedono questo movimento di protesta come qualcosa di lontano, che sta agendo lontano da loro, che non li tocca, che se la deve vedere solo con il governo. Questa è una delle tecniche del nuovo regime.

Punto terzo. Smettetela di puntare l’attenzione su quegli studenti che hanno voglia di studiare. Protesteremmo se non ne avessimo voglia? Noi teniamo allo studio molto più di quanto non ci tengano quelli che vogliono fare lezione o fare l’esame. Quelli che si astengono dal mobilitarsi sono il risultato di tutte le riforme che da quindici anni a questa parte hanno ridotto un luogo di riflessione come la pubblica università a una specie di prosecuzione della scuola superiore, dove si prendono le presenze, si acquisiscono nozioni, si compete a chi si laurea prima. Queste persone sono il risultato di un complotto per non farci pensare più, sono la dimostrazione palese che dobbiamo fermare questo sistema. Spostare l’attenzione dalla protesta all’ignavia di certi studenti non è completezza giornalistica, è un’altra tecnica per far passare i “rivoltosi” come dei rompipalle che disturbano le attività didattiche e che vogliono solo fare casino. Anche questo è il nuovo regime mediatico.

Punto quarto. Non penseranno davvero di fermarci a manganellate – tecnica già sperimentata in altre occasioni? Come, si lamentano del governo cinese e poi ci minacciano? Siamo veramente allo sbando in questo Paese. Berlusconi dice che il governo andrà avanti per la sua strada, che le proteste non gli interessano, che ricorrerà alla forza!! Questa è la libertà che non manca mai di inserire nei nomi dei suoi partiti? Non pensate anche voi che se si va avanti di questo passo non sarà solo nostro diritto la protesta pacifica, ma rientrerà tra ciò che è lecito al popolo anche prenderli a sassate?

A chi non lo avesse ancora fatto suggerisco di svegliarsi, bisogna ribellarsi a questa classe politica, ci stanno manipolando, usando, mentendo, calpestando.

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The Black Donnellys: 1.01 Patriarcato ≡ imperialismo?

1 Comment Add your own

  • 1. Stefano  |  November 7, 2008 at 11:48 pm

    Hai perfettamente ragione, e penso che con il nuovo decreto legge, che pur migliora sensibilmente le cose – soprattutto per il mondo della ricerca, e non tanto per quello della didattica e dal punto di vista delle privatizzazioni – per noi studenti si stia mettendo ancora peggio, intanto perché c’è il rischio che si formi un misconcetto nelle menti della gente, del tipo “gli studenti protestano anche se il ministro vuole il dialogo”, e poi perché dopo un dietrofront difficilmente ne faranno un altro, anche se me lo auguro. Tanto per continuare i giornalisti, in particolare quelli televisivi, insistono con versioni modificate dei pestaggi polizieschi (i famosi “tafferugli”) che ormai avvengono regolarmente anche con l’appoggio degli amici fascisti, per cui se prima era un rischio adesso è quasi una certezza: passeremo per facinorosi.

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